domenica 3 gennaio 2010

Condizionato dal web

Oggi leggendo un libretto d'istruzioni, di quelli veri intendo, di vera carta vera, mica un pidieffe! insomma, sfogliando le paginette reali del concretissimo manualetto, mi sono imbattuto in una frase sottolineata, e...
m'è venuto istintivo cliccarci sopra!

Che poi, anche scrivere sta roba qui, che nessuno la legge, non è un buon segno.

martedì 22 dicembre 2009

L'ottimismo in modulazione di frequenza

Ogni mattina, quando mi reco al lavoro, ascolto la radio. Uttio, non è esattamente un ascoltare, è più precisamente uno zapping compulsivo. Che io ci credo sempre che alla radio possano dare qualcosa di buono così li passo tutti, i canali dico... come i cd in offerta nei cestoni dei supermercati, scavo, mi metto a ravanare, con una speranza sempre viva di trovare qualcosa di buono, qualcosa di diverso dalle musiche imposte dalle major, qualcosa che mi piaccia.
Stamattina sono entrato in auto più ottimista del solito e nonostante il tasto dell'avanzamento fosse ormai privo di serigrafia, ero molto speranzoso di non doverlo utilizzare. Ero pronto ad ascoltare di tutto: i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk inglese e persino la nera africana. Ché è bello essere positivi alle 7 e 30 del mattino che così svolti l'intera giornata.
Poi ho acceso... davano il tipitipitero.

domenica 20 dicembre 2009

Michael Bublè

La musica di Michael Bublè funziona dappertutto. Io la sento ovunque: durante una cena tra amici, al supermercato, tra un acquisto e l'altro. Funziona Michael Bublè, in macchina durante un viaggio o come coaudiuvante in una serata romantica. Michael Bublè va sempre bene, anche nella sala d'aspetto del dentista, anche il solo parlarne va bene. Perché è elegante ed equilibrato Michael Bublè, nessuno avrebbe da ridire su Michael Bublè. Ché è così carismatico, Bublè.
A dirla tutta: è un'ossessione Michael Bublè.
Non mi meraviglierei se sentissi una sua canzone di domenica, durante la funzione, come sottofondo dell'omelia.

venerdì 18 dicembre 2009

Il mio amico spagnolo

Il mio amico spagnolo si chiama Luis Miguel, mi scrive spesso dalla Spagna. Nelle sue mail, rigorosamente in lingua spagnola, inviate oltre che a me, anche a tanti altri amici spagnoli, è solito narrare delle bellissime uscite in montagna. Montagne spagnole, ovviamente. Io faccio fatica a comprendere quello che scrive perché non conosco lo spagnolo... però ogni volta, puntualmente, vado sul traduttore di Google per meglio poter apprendere le sue narrazioni. Narrazioni in cui mi sento quasi di esserci stato, per quanto sono coinvolgenti.
Oramai il messaggio settimanale di Luis è diventato un evento atteso. Mi piace questa amicizia a distanza, mi piace lo spagnolo ed anche i racconti di montagna mi piacciono.
Però prima o poi glielo devo dire che lui sbaglia destinatario ed io non c'entro un benemerito piffero.

lunedì 14 dicembre 2009

Imparare l'ottimismo

Alle poste ho visto un libro in vendita (e sì... nelle edicole vendono i CD, alle poste i libri, a presto i francobolli nei cinema); insomma, ero lì che facevo la mia fila, quando vengo attratto da quel titolo: "Imparare l'ottimismo". Lì per lì, incuriosito, l'ho preso tra le mani e l'ho sfogliato.
Sfogliandolo ho realizzato che sono talmente ottimista che potevo farcela anche senza il libro. Che poi... farcela a far cosa, che sono già (inguaribile) ottimista?. Ed ho anche pensato che un pessimista non comprerebbe quel libro. Che se lo comprasse, un po' ottimista deve esserci, e se è un po' ottimista vuol dire che non è pessimista.
Così, riponendolo al proprio posto ho pensato: "Bel libro, è fonte di profonde riflessioni senza leggere una sola pagina"; un pensiero ottimista, ovvio.

domenica 6 dicembre 2009

Associazioni d'idee

Ieri tornavo a pranzo e tra gli studenti fermi alla fermata del bus ho intravisto una ragazza con giacca viola e scarpe viola. Poco più in là, manco a dirlo, un'altra ragazza indossava scarpe, sciarpina e cappellino viola. Ora che ci penso, anche la montatura degli occhiali era viola. Così, di primo acchito, ho pensato "che bello, va proprio di moda il viola!". Poi, guardando il TG, ho visto il popolo viola, che a ben guardare non potevano scegliere un altro colore... giacché il rosso, il nero, l'azzurro ed il verde erano già occupati, ed era rimasto solo il colore sfigato.
Così ho iniziato a chiedermi se quella ragazza e l'altra ragazza fossero semplicemente à la page o esternavano il loro NO. Insomma, indossare il viola il 5 dicembre, può essere casuale ma può essere anche come issare il tricolore alla festa della Repubblica: un segnale di partecipazione. L'associazione è legittima.
In seguito, osservando i servizi in televisione, ho fatto un'altra associazione, che cioè quella manifestazione potesse essere esattamente come gli occhiali di quella ragazza: viola, una bella montatura.

giovedì 26 novembre 2009

Biodanza

Io non ho capito molto di questa disciplina, però ecco, io, che sono di indole capitalista/consumistica/sarcastica/materialista, la vedo come un social netwok, però dal vivo. Le faccine non le metti col mouse; le fai dal vivo, mentre a suon di musica, chiedi l'amicizia a qualcuno.